I giocattoli e l'azione del giocare | La Fattoria delle Ginestre
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I giocattoli e l’azione del giocare

Sarebbe interessante fare una piccola indagine in merito ai giocattoli. Potremmo partire con l’osservare i luoghi che li commerciano. I negozi specializzati in giocattoli sono ormai  una rarità, li  troviamo nelle grandi città  e spesso sono luoghi di antica tradizione.Poi ci sono alcune “catene” di negozi di giocattoli, ma il più delle volte  è il reparto giocattoli del supermercato a farla da padrone. Le offerte  dei supermercati ( e non solo )  le conosciamo un pò tutti : spesso si tratta di oggetti mutuati dalle trasmissioni televisive o dai film più in voga. Ormai non si compra più nulla per la qualità dell’oggetto oppure per le possibilità che offre,  ma perché ” è di ….questo ” oppure ” è …di quello” . Personalmente sento un po’ mortificante vedere un bambino, anche piccolo, già irretito da comportamenti stereotipati e viziati che non rimandano ad un’ autonomia di scelta e,come dire, all’ educazione di un gusto personale. Quello che mi permetto di suggerire, visto che mi rivolgo ad amici che provano interesse per l’approccio metodologico che propongo, è che il territorio del giocattolo andrebbe approfondito maggiormente sia da parte di coloro che utilizzano i giochi per professione ( educatori, insegnanti, terapisti ), sia da parte dei genitori soprattutto quando comprano un nuovo gioco per loro figlio. Credo che la prima domanda che possiamo porci sia la seguente ” che esperienze consente il gioco che stiamo per acquistare? “. Come suggeriva Piaget sarebbe opportuno scegliere l’oggetto che riserva il maggior numero di possibilità. Un giocattolo trasformabile, che può essere tante cose diverse  e consentire vari usi, sarebbe preferibile, perché permetterebbe ad ogni bambino di esplorarne le varie possibilità . Il giocattolo a “senso unico”, già finito , o addirittura pensato per “allenare” il bambino mi suscita qualche perplessità . Poi dobbiamo anche considerare come viene presentato un gioco. Se, per esempio, offro dei cubetti tipo Lego e dico ” ora facciamo una casa ” ho già circoscritto l’azione per cui tutti cercheranno di avvicinarsi ad un modello di casa plausibile.  Se invece dico “ proviamo cosa posso fare con questo materiale ” avvio tutto un lavoro di ricerca di certo più interessante . Allora . mi verrebbe da dire : ci sono giochi e giochi e ci sono modi e modi per giocare ! Un” buon gioco” può favorire moltissimo l’apprendimento e la scoperta, così  un “cattivo gioco “la può anche inibire. Non diamo nulla per scontato . ( Grazie )

Per chi vuole saperne di più segnalo:

Sperati\Restelli ” A che gioco giochiamo ” , Corraini

 


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