PERCHE' BISOGNA EDUCARE AD IMMAGINARE ? | La Fattoria delle Ginestre
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Progetti creativi, educativi, ricreativi

PERCHE’ BISOGNA EDUCARE AD IMMAGINARE ?

Immaginare oggi è un valore aggiunto ed un bisogno che non possiamo trascurare

per questo serve una buona “scuola” – meglio se in natura –

per imparare a immaginare.

 

L’immaginare appare, ad una prima lettura un “qualcosa in più”, di non così necessario. Forse, addirittura, qualcosa che può disturbare. Colui che immagina può essere confuso con il distratto, con chi “non ha i piedi per terra “, con l’ozioso. Se rileggiamo un testo fondante di Bruno Munari, come lo è “Fantasia” (Universale Laterza ) avremo la possibilità di riflettere intorno ad alcune parole importanti e spesso confuse tra loro come immaginazione, invenzione, creatività, fantasia e potremo renderci conto di come esse siano fortemente connesse con il funzionamento stesso del nostro pensiero e della nostra azione ( o della nostra azione e quindi del nostro pensiero, per stare più su un versante attivo ) . In breve Munari ci fa notare come la fantasia sia ” la capacità più libera di tutte, perché permette d’ immaginare cose che non necessariamente devono accadere o esistere “. Ma la fantasia, aggiunge Munari , usa lo stesso Metodo dell’ invenzione o della creatività cioè la RELAZIONE tra cose che si conoscono. Munari sottolinea ancora come la relazione può avvenire solo se entrambe le “cose ” sono conosciute, quindi non funziona se un elemento è conosciuto e l’altro no. A questo punto l’attenzione va necessariamente sulla necessità di aumentare in ciascuno di noi le “cose conosciute”, al fine di poter fare il maggior numero possibile di relazioni e così educare la nostra fantasia e la nostra creatività . Sull’ aumento della conoscenza ci viene in aiuto Jean Piaget che insisteva nell’affermare ( 1950 ) che ” una verità imparata ( nel senso imparata a memoria, imparata da un libro o comunque imparata passivamente durante una lezione ) non è che una mezza verità , la verità vera, la verità intera è quella che viene riconquistata, ricostruita, riscoperta dall’allievo solo” . Questa premessa ci porta a dire che l’individuo ha bisogno, fin da piccolo, di FARE ESPERIENZE di diverso tipo ( manipolative, motorie, linguistiche, grafiche …) che gli consentono di recepire delle informazioni su come sono fatte le cose. Queste informazioni – apprese autonomamente attraverso il fare- diventano lo strumento per costruire una propria immagine del mondo e per immaginare ( quindi inventare, creare… ) il nuovo, attraverso un’ efficace azione creativa. Se lasciassimo tutte le informazioni in una sorta di magazzino inerte e non sviluppassimo relazioni tra le cose, non riusciremmo ad immaginare e costruire qualcosa di nuovo in qualsiasi ambito : nella poesia, nell’arte, nella meccanica, nell’ elettronica, nella danza … eccetera. A questo punto è chiara la necessità di offrire agli individui la possibilità di realizzare esperienze significative, dalle quali potranno trarre sempre più informazioni che poi potranno essere messe in rete in una dimensione di progetto personale o di gruppo, sviluppato a partire da una iniziativa personale o accolto come “compito significativo”. Capirete facilmente che questo scenario molto interessante s’ incrina drammaticamente quanto l’individuo non ha la possibilità di esercitare tutto questo e soprattutto quanto viene, per esempio, educato a performance tutte uguali in un ambito in cui qualcuno dice esattamente cosa si deve fare. Questo ultimo scenario rende gli individui semplice esecutori, spesso fragili e demotivati . “Si fa perché si deve fare, ma non me ne importa nulla” e , se posso, magari mi rifugio poi nella tv o nel mondo social per “evadere “. Una offerta – di schede tutte uguali, unitamente ad una richiesta di colorarle in un modo dato – per fare un esempio noto a tutti – non credo possa essere molto utile sul piano dell’educazione del pensiero creativo Ed il dirci” beh lo fanno per tener impegnati ” non vuole dire nulla : perché se una proposta valida aiuta e stimola ,una di questo tipo crea regressione ed impoverisce . Ritengo che non si possa oggi far finta che tutto questo non si conosca. Apriamo o riapriamo gli occhi e diventiamo maggiormente consapevoli delle scelte che facciamo . Tutto quello che ho raccontato è stato ed è alla base – da quindici anni – del modello de Fattoria delle ginestre con l’aggiunta, che la Fattoria può offrire, di una location in natura . Da noi continuamente si stimolano le persone ( ed anche le persone bambine ) ad acquisire informazioni attraverso delle azioni . Magari a partire anche da una semplice passeggiata, o con la sperimentazione di nuovi strumenti, o ancora con l’osservazione della crescita delle piante (..eccetera) , per poi offrire proposte che permettano a ciascuno di creare nuove relazioni tra le informazioni. Questo può essere fatto attraverso un’opera grafica, un racconto, un gioco e forse anche cucinando una torta.

 

Silvana Sperati

per Fattoria delle ginestre


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